Lavorare per le competenze nelle categorie giovanili e nei gruppi sportivi

Lavorare per le competenze nelle categorie giovanili e nei gruppi sportivi

Nella distinzione tra conoscenza e competenza,[1] nonché nel dibattito sulle competenze, si manifesta spesso in vari settori il fantasma della scomparsa della conoscenza, perché quest’ultima sarebbero “soppiantata” dalle competenze.

Questo timore, credo, va fugato con una semplificazione concettuale: che non esiste competenza senza conoscenza, che una competenza solida ha le proprie basi in un sistema ampio e significativo di conoscenze.

Un’altra preoccupazione vissuta dai vari professionisti del settore, in specie in contesti strutturati, è che lavorare per le competenze sia occuparsi di “altro”, rispetto alle pratiche formative consolidate.

Anche qui è possibile affermare che le pratiche didattiche più consuete, mal che vada, portano a sviluppare alcune “risorse” importanti e necessarie a mettere in atto le competenze.

Lavorare per le competenze significa, quindi, in qualsiasi contesto, ridurre il divario tra istruzione e formazione, tra apprendimento meccanico e “significativo”, tra cognizione e intuizione.

Significa sanare la divergenza tra apprendimento esperienziale e procedurale, tra analitico e globale, utilizzando approcci e metodologie integrate in funzione di finalità e obiettivi.

Significa inoltre dare continuità al processo d’apprendimento e al passaggio tra conoscenza dichiarativa, conoscenza strutturale (o situazionale), e conoscenza strategica, ovvero situata.

Adulti e figure tecniche di riferimento dovrebbero avere chiaro che lavorare in quest’ottica significa integrare “ciò che si sa”, ovvero “come” e “cosa si sa” (Conoscenze), ciò che si è in grado di comunicare e fare con ciò che si conosce (Abilità), e come ci si comporta in relazione all’uso delle conoscenze e delle abilità possedute (Atteggiamenti).

La competenza è l’impiego dell’insieme delle conoscenze, delle abilità, degli atteggiamenti, finalizzato a uno scopo ed esercitato nel contesto.

Quindi la competenza non va confusa con l’abilità tecnica, e l’atteggiamento da tenere in contesto va insegnato al pari dei fondamenti, proprio perché strategico all’espressione di quanto appreso.

Altrimenti avremo giovani atleti o “atleti evoluti” bravi tecnicamente, ma, verosimilmente, con prestazioni al di sotto delle loro possibilità, perché poco competenti; ovvero con scarse conoscenze, insufficienti abilità, atteggiamenti che non facilitano ulteriori apprendimenti.

Enrico Clementi – Educatore, Formatore, Consulente e Trainer educativo


[1] Le conoscenze sono le informazioni che vengono apprese tramite l’insegnamento e lo studio e costituiscono la parte più nozionistica dell’apprendimento. Le conoscenze si valutano chiedendo alla persona in apprendimento di riportare le informazioni studiate. Le abilità rappresentano le capacità di applicare le conoscenze apprese per risolvere problemi e portare a termini compiti. Le abilità si valutano attraverso prove che richiedano di applicare la conoscenza studiata. Le conoscenze e le abilità riguardano più strettamente la scuola in una concezione in cui gli alunni ricoprono principalmente il ruolo di studenti, più che quello di persone nel loro complesso. Le competenze rappresentano invece la capacità di unire conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e metodologiche e utilizzarle nello studio e nello sviluppo personale. In quest’ottica la persona in apprendimento viene considerato nella sua totalità e si chiede al contesto educativo di formarlo in modo che non possieda solo conoscenze e abilità, ma anche competenze che lo seguiranno nella sua vita personale e professionale. Le competenze, quindi, sono replicabili e trasferibile ad ambiti e situazioni diverse da quelle nelle quali sono state apprese – a differenza delle conoscenze e delle abilità che hanno invece una loro specificità d’ambito.