L’educatore professionale e il lavoro di “secondo livello”

Perché una visione “eclettica” del lavoro educativo

A distanza di dieci anni dalla prima pubblicazione (IPOC 2011), questo libro mi sembra avere mantenuto la sua freschezza e la sua validità.

L’educatore professionale e il lavoro di “secondo livello”, come si evince dal sottotitolo, era e rimane un lavoro di ricerca che mira all’ampliamento della cultura professionale d’appartenenza, auspicando “ricadute positive” sulle logiche e sulle dinamiche di mercato (cfr. p. 9).

Oggi, questa figura professionale e il mercato all’interno del quale opera, si stanno ulteriormente specializzando e contraendo rispetto al passato; contrazione dovuta, in ampia parte, alla “specializzazione” alla quale faccio riferimento, che vede il passaggio dell’educatore professionale dal settore socio-educativo, o pedagogico-educativo, a quello socio-sanitario.

Assistiamo infatti, in questi ultimi anni, all’azione di associazioni nazionali di rappresentanza che, in virtù di una presunta tutela della professione, ma con evidenti interessi di parte (ad esempio nel riconoscere e certificare competenze ritenute “caratterizzanti” e nella istituzione di albi), spingono in questa direzione, ottenendo il plauso di un gran numero di educatori.

Questa azione non è diversa da quella che portò gli psicologi, nel 2017, con la conversione in legge del DdL Lorenzin e con il riordino delle professioni sanitarie, ad accedere al settore sanitario.

Tuttavia, mentre la tradizione psicologica ha un retaggio psicometrico e quindi medico, le scienze dell’educazione hanno una chiara impronta umanistica, che rischia in questo modo di venire soffocata a favore di un sapere – quello medico – che parla in termini di “prestazione”, “erogazione di servizi”, “rapporti” (operatore/utente), “criteri di valutazione” e “misurazione delle competenze”, ecc.

In questo senso, ovvero nel senso di un ampliamento e non di un restringimento del lavoro educativo, il volume mantiene una sua freschezza e validità e per questo ho inteso riproporlo, digitalizzandone il contenuto.

Inoltre, occupandosi l’educazione di apprendimenti ed essendo l’apprendimento umano cosa articolata e complessa, il richiamo all’eclettismo del lavoro educativo intende suggerire che un approccio transdisciplinare alla professione (Piaget, 1970) è non solo opportuno, ma corretto sul piano del metodo.

La “tutela delle professioni”, male si adatta e si coniuga con lo “sviluppo delle professioni”.

L’auspicio è che le nuove generazioni di educatori, pure se formate in un clima culturale e professionale che ammicca al sapere medico, non smarriscano il gusto della ricerca, la trasversalità del punto d’osservazione, la composizione di saperi diversi (filosofico, sociologico, antropologico, psico-pedagogico, ecc.), l’eclettismo della professione.