Ambienti educativi

Educazione, formazione e contesti: per una pedagogia degli “ambienti educativi integrati”.

Foto di Francesco Galli https://francescogallistudio.com/

[…] a cambiare non sono le logiche,

ma i contesti applicativi.

– E. Clementi

Educazione, formazione, istruzione, sono i termini chiave delle attività e dei servizi da me proposti, qui ricompresi in Contesti formali e in Contesti non-formali.

Accanto ad essi e più legati all’aspetto metodologico, ci sono termini quali: coaching, mantoring, tutoring, training e simili.

Ambienti educativi

Limitatamente ai primi, in questa pagina, qualche indicazione orientativa per il fruitore del sito o il potenziale cliente.

  • L’istruzione è un processo di trasmissione e acquisizione di informazioni come conoscenze, abilità e saperi disciplinari. L’istruzione istituzionalizzata e ufficiale è affidata alla Scuola con il compito di trasmettere, moltiplicare e sistematizzare le conoscenze.
  • Con il termine formazione, invece, ci si riferisce a un processo di crescita culturale, sociale e personale, che considera la persona come il risultato di esperienze di vita che ne plasmano il carattere, le inclinazioni, i comportamenti e ne orientano le abilità.
  • Alla base della piramide del nostro glossario, troviamo il pilastro più importante: l’Educazione. Per Educazione si intende generalmente una particolare attività umana che prevede la trasmissione di conoscenze, competenze, abilità, prassi, valori da parte di determinate figure professionali, da individui più esperti a soggetti meno esperti o inesperti.

La tendenza generale è comunque quella di non tenere completamente slegate Formazione ed Educazione 

L’enfasi è cioè sul mettere al centro l’educando come soggetto attivo – come nel termine tedesco Bildung – identificando un processo attraverso il quale l’individuo “prende forma” non in base a un mero trasferimento di competenze e conoscenze (grazie al supporto del formatore), ma come processo che presuppone la crescita culturale, lo sviluppo personale e la relazione attiva di scambio.

[…]

Il termine Educazione assume poi connotati specifici se accompagnato da aggettivi che sono in grado di esprimerne le diverse modalità nelle quali è agita:

  • Educazione informalesi realizza attraverso le influenze esercitate dall’ambiente di vita e dalle dinamiche socio-relazionali che si sviluppano al suo interno
  • Educazione diffusa: è il risultato di iniziative o di occasioni istituzionali o contestuali a carattere formativo, come avviene nelle organizzazioni sportive, nel mondo della comunicazione sociale, nei contesti ludico-ricreativi, nell’associazionismo
  • Educazione formale: è il risultato di iniziative appositamente messe in atto da un sistema sociale per produrre risultati programmati, misurabili e valutabili, con la cooperazione, secondo un piano organico di intervento, di un insieme di figure come insegnanti, pedagogisti, formatori, tutor, psicologi, educatori
  • Educazione non-formale: si ha quando le azioni intenzionalmente educative sono attuate prescindendo da una precisa sistematicità e sono sottratte all’esigenza di un controllo, come capita spesso in famiglia o nei gruppi spontanei.

I significati delle parole Istruzione, Formazione e Educazione non vanno confusi.

Allo stesso tempo non è possibile tenerli totalmente slegati quando si parla di sistemi d’istruzione formali (scuola, università, percorsi di studio professionali), che di quelli educativi non-formali e diffusi.

Se è vero che l’istruzione infatti assume carattere educativo/formativo (non è un caso che chiamiamo il sistema scolastico italiano: sistema educativo di istruzione e di formazione), è anche vero che l’educazione e la formazione presuppongono il diritto a un’istruzione di qualità.

[…]

Pensare secondo una pedagogia degli “ambienti educativi integrati” significa allora costruire una didattica di interazioni  tra i contesti formali e non-formali, ma anche informali e diffusi, partendo dalle pratiche comunicativo-sociali quotidiane.

In questo senso va rovesciata l’impostazione metodologica, che sembra dominante anche nelle sperimentazioni pur importanti degli insegnanti “pionieri” e nei lodevoli progetti ministeriali, in cui il movimento va dal formale al non formale e all’informale e non viceversa.

“E’ ancora il formale con le sue regole didattiche, linguistiche, contenutistiche, tecniche che ingloba, seleziona, organizza e orienta a fini istruttivi il non formale e l’informale e non sono invece le esperienze costruite nelle relazioni sociali della vita quotidiana e soprattutto le pratiche produttive di artefatti culturali e simbolici a dare senso personalizzante ed empatico a conoscenze, abilità e competenze da condividere e sviluppare insieme per un progetto educativo comune” (Galliani 2010).